L’idea di concepire un software per giocare con pezzi di opere d’arte è nata da una serie di circostanze parallele...

Un paio di anni fa (2012) ho avuto modo di lavorare per diversi committenti ad un progetto che prendeva in considerazione le facciate di edifici storici per essere “letti “e conosciuti da bambini e ragazzi.Il progetto si è sviluppato intorno al concetto di particolare, di singoli elementi architettonici su ci concentrarsi e attraverso i quali sviluppare un’attività grafica creativa. 
Il progetto ha dato origine alla pubblicazione di un libro, poi sviluppato in una collana di libri per il Museo dei Bambini di Milano e il FAI nel quale sono contenuti  una serie di particolari architettonici estrapolati dal contesto compositivo dell’edifico attraverso la tecnica dello scontorno. Partendo da un solo particolare i “lettori” possono ideare nuove forme e nuovi significati attraverso il disegno che può nascere dal tratto grafico dato dal particolare architettonico. Questa formula di esplorazione dei particolari ha dato origine ad attività di laboratorio  sui temi dell’architettura e della città viste attraverso la fantasia e l’immaginario.

Parallelamente a questa attività, durante alcune visite ad una serie di gallerie d’arte insieme ai miei figli di sette e nove anni, mi è capitato di notare che davanti ad un quadro, i bambini hanno una predilezione nel ricercare piccoli particolari, sfumature, elementi quasi nascosti. Queste “cose piccole”, apparentemente velate, sono di forte interesse e innescano spesso un processo narrativo che basa la trama del racconto su ipotesi e suggestioni del perché l’autore abbia voluto inserire nel quadro quel particolare. Cominciano così delle fantasticherie narrative, dei racconti legati all’autore e sulla sua possibile scelta di inserire quel particolare e non altri.

La terza circostanza che ha portato all’ideazione del software è legata ad un progetto che propongo da anni, la città infinita, una installazione sul tema della città e della composizione architettonica attraverso l’uso di materiali di scarto in legno. Una performance partecipata dove ogni partecipante può ideare, attraverso forme senza un significato preciso, una propria composizione attraverso la propria visione di linguaggio architettonico. La città si sviluppa partendo dalla costruzione della propria casa per poi proseguire in costruzioni personali o di gruppo con finalità sociali; stazioni, scuole, giardini, biblioteche, musei… Non esiste una pianificazione territoriale tanto meno una progettazione se non nel momento stesso in cui due o più pezzi di legno vengono avvicinati o sovrapposti creando così qualcosa che “è bello”.

L’unione di queste tre esperienze ha portato ad ideare il progetto del software che parte da alcuni principi: vivere l’esperienza in modo libero e non condotta da altri, utilizzare particolari di quadri non per giocare alla ricomposizione dello stesso come se fosse un puzzle ma per trovare una propria personale composizione artistica, offrire la possibilità di ingrandire o rimpicciolire i particolari, non modificarne i colori originali, scegliere particolari di quadri facilmente leggibili da qualunque età, utilizzare il linguaggio universale del gioco come base dell’esperienza e offrire la possibilità di mettere in equilibrio l’uso delle mani con la tecnologia, equilibrio quindi tra analogico e digitale.

Dopo aver scontornato una serie innumerevole di particolari provenienti da quadri di autori del ‘900, provenienti da opere dove il contorno e la geometrizzazione del particolare fossero facilmente individuabili, l’idea che la stessa tecnica potesse essere applicata ad altri soggetti ha cominciato a farsi strada. Si è così provato a scontornare e immettere nel software particolari della natura e del design; foglie, rami, sassi così come bracci di lampade, gambe di sedie o forchette sono entrati a far parte di nuove categorie. In un certo senso non si ha limite nella possibilità di immettere nuovi particolari provenienti da “mondi” diversi all’interno del software e la possibilità quindi di mischiare segni e significati provenienti da categorie differenti tra loro.

Il gioco di composizione inizia scegliendo almeno due pezzi tra quelli a disposizione e volendo non termina mai, un gioco aperto, senza un fine se non quando si crede di aver raggiunto qualcosa di bello e armonioso all’interno dello spazio di lavoro. La possibilità di firmare la propria opera, di poterla stampare o impressionare su materiali differenti diventa la documentazione dell’esperienza e del percorso fatto.